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2025

Eisfeld II
Enjoy / Survive

Olaf Nicolai
Palazzo Diedo
13 dicembre 2025 - 22 febbraio 2026

-

Nell’anno dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, Berggruen Arts & Culture presenta la spettacolare installazione Eisfeld II dell’artista di fama internazionale Olaf Nicolai.

Eisfeld II consiste in una pista di pattinaggio di 100 metri quadrati allestita nell’elegante sala affrescata al primo piano dell’antico palazzo settecentesco. L’installazione ambientale utilizza una nuova tecnologia sostenibile che simula il ghiaccio ed è accompagnata da una colonna sonora che invita i visitatori a vivere un'esperienza sensoriale straniante trovandosi in uno spazio chiuso.

Presentata per la prima volta nel 2001 al Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo, Eisfeld viene ora reinterpretata per Palazzo Diedo immersa in un’imponente atmosfera barocca e realizzata con tecnologie avanzate. Nicolai rinnova il dibattito sulla funzione delle istituzioni culturali.

I due light box ENJOY/SURVIVE I & II, collocate alle estremità della pista, invitano i visitatori a riflettere sul delicato equilibrio tra il piacere e la sopravvivenza, trasformando l’esperienza del pattinaggio in una meditazione sensoriale e concettuale.

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Olaf Nicolai, nato a Halle/Saale nel 1962, è uno dei principali artisti tedeschi. Lavora in modo concettuale e percorre nuove strade nel liberare l’arte dalle forme classiche di rappresentazione e di mercato. Collega l’arte a riflessioni sui mercati e sul materialismo, alla memoria e ai materiali d’archivio, così come a contesti tratti dalla vita quotidiana. Crea paesaggi artificiali e scenari urbani, ingrandisce oggetti di consumo fino a dimensioni monumentali e utilizza grafiche pubblicitarie rese stranianti. Nicolai integra spesso nei suoi progetti risultati della ricerca scientifica. La sua ammirazione per modelli matematici, algoritmi universali, simbolismi e pattern regolari è evidente in molte delle sue installazioni.

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The Next Earth
Computation, Crisis, Cosmology

a cura di Benjamin Bratton, Nicholas de Monchaux e Ana Miljacki
Palazzo Diedo
10 maggio 2025 - 23 novembre 2025

-

Palazzo Diedo – Berggruen Arts & Culture è lieto di annunciare la mostra The Next Earth: Computation, Crisis, Cosmology, un Evento Collaterale della 19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia.

La mostra unisce due importanti filoni di ricerca: The Noocene: Computation and Cosmology from Antikythera to AI sviluppato da Antikythera e Climate Work: Un/Worlding the Planet di MIT Architecture. Insieme, invitano a riflettere su interrogativi fondamentali riguardo il futuro del nostro pianeta e su come l'architettura possa influenzarne l’avvenire.
L'esposizione crea un dialogo stimolante tra il concetto di computazione planetaria e le pratiche architettoniche ecosostenibili, spingendoci a riconsiderare l'impatto e la portata delle azioni umane sui sistemi naturali della Terra.  Sviluppata su due livelli, The Next Earth orchestra un dialogo tra le ricerche attuali di Antikythera e di MIT Architecture nei campi del clima, della cosmologia e del calcolo computazionale. Da una parte, Antikythera presenta la Terra come una megastruttura in continua evoluzione, attraverso oggetti che raccontano il complesso e interconnesso sviluppo della filosofia moderna, dell'astronomia e della cosmologia. Dall'altra, MIT Architecture offre uno sguardo caleidoscopico attraverso trentasette diverse prospettive su cosa ha significato e cosa potrebbe significare in futuro progettare considerando le implicazioni planetarie dell'architettura e del design.

Scopri di più sulla mostra >

Controfacciata
Matthias Schaller

curated by Mario Codognato
Casa dei Tre Oci
5 aprile 2025 - 23 novembre 2025

-

Berggruen Arts & Culture è lieta di presentare al pubblico la mostra Controfacciata del fotografo tedesco Matthias Schaller (1965, Dillingen an der Donau) a cura di Mario Codognato. Allestita alla Casa dei Tre Oci, sede veneziana del Berggruen Institute Europe, la rassegna riunisce 28 fotografie della serie Controfacciata, avviata nel 2004, molte delle quali inedite e realizzate appositamente per l’occasione.


La mostra, visitabile dal 5 aprile al 23 novembre 2025, celebra l’approccio fotografico unico di Schaller nella rappresentazione tassonomica di un elemento architettonico tipicamente veneziano quale la controfacciata, che caratterizza i piani nobili dei palazzi del centro storico. Tuttavia, le sue immagini non sono da intendersi come semplici vedute architettoniche, bensì composizioni poetiche che uniscono interno ed esterno, trasformando gli ambienti fotografati in “nature morte” metafisiche. I palazzi veneziani rivelano interni che dialogano con la luce bassa e i riflessi dell’acqua lagunare, creando un potente simbolismo tra il paesaggio urbano e l’esistenza umana.

Scopri il progetto speciale >

 

2024

Exhibition

JANUS
Urs Fischer
Piero Golia
Carsten Höller
Ibrahim Mahama
Mariko Mori
Sterling Ruby
Jim Shaw
Hiroshi Sugimoto
AYA TAKANO
Lee Ufan
Liu Wei

JANUS
Urs Fischer
Piero Golia
Carsten Höller
Ibrahim Mahama
Mariko Mori
Sterling Ruby
Jim Shaw
Hiroshi Sugimoto
AYA TAKANO
Lee Ufan
Liu Wei

Exhibition

Palazzo Diedo, nuovo spazio dedicato all'arte contemporanea, il più grande a Venezia nell’ultimo decennio, ha aperto al pubblico il 20 aprile 2024 con 11 interventi originali site-specific di altrettanti artisti di fama internazionale: Urs Fischer, Piero Golia, Carsten Höller, Ibrahim Mahama, Mariko Mori, Sterling Ruby, Jim Shaw, Hiroshi Sugimoto, AYA TAKANO, Lee Ufan e Liu Wei.

La mostra, intitolata Janus, e i due progetti speciali, presentati in collaborazione rispettivamente con The Kitchen di New York e con la Polaroid Foundation, riaprono il Palazzo dopo un importante restauro in concomitanza con la 60° Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia 2024.


Gli interventi degli artisti sono stati concepiti in dialogo con l'architettura e le caratteristiche dell'edificio settecentesco realizzato da Andrea Tirali, un tempo sede di una delle più potenti famiglie veneziane e successivamente utilizzato come scuola elementare e come tribunale. Le opere sono ispirate ai mestieri tradizionali legati a Venezia, come gli affreschi, il vetro di Murano, i tessuti preziosi e i pavimenti con il loro tipico design. La mostra prende il nome da Giano (Janus), il dio romano degli inizi, spesso visto con due facce, una che guarda in avanti e l'altra all'indietro, a indicare l'obiettivo della mostra di unire simbolicamente la storia con la contemporaneità.

Janus è la mostra inaugurale di Palazzo Diedo che riunisce undici artisti invitati a creare opere site specific in diretto rapporto con l’architettura e legate all’antica tradizione dei mestieri d’arte di Venezia, come gli affreschi, i teleri, il vetro di Murano, i tessuti preziosi e la decorazione a terrazza dei pavimenti.

La mostra prende il nome da Giano (Janus), tra le divinità più antiche e venerate del Pantheon romano il dio degli inizi e dei passaggi che con la sua classica iconografia bifronte è in grado di guardare contemporaneamente al passato e al futuro. Questa la sfida raccolta dagli artisti nell’affrontare gli spazi settecenteschi del Palazzo e nell’interpretare in chiave contemporanea, ognuno con la propria sensibilità, le preziose tecniche artigianali che hanno reso grande la storia di Venezia.

A partire dall’ingresso trasformato da Liu Wei in un onirico spazio immersivo popolato da animali fantastici, le opere si insinuano in tutti e quattro i piani giocando sulla meraviglia e lo spaesamento o sull’affinità e la mimesi. Agli affreschi e stucchi antichi si alternano soffitti con ludici sfondati pittorici sul cielo e sul mare di Urs Fischer e AYA TAKANO, che in maniera diversa riprendono la storia dell’arte e i simboli dell’iconografia veneziana (rispettivamente la Camera degli Sposi e il Mercante di Venezia), e i “teleri” di Mariko Mori e Hiroshi Sugimoto che aprono lo sguardo sul proprio personalissimo concetto di luce. Dalla pennellata concettuale di Lee Ufan, eseguita con l’antica tecnica dell’affresco a giornate, alla tela riportata di Jim Shaw, di una tale ricchezza di dettagli e simboli da far invidia ai più enigmatici temi allegorici del passato, fino allo stucco di Ibrahim Mahama che nel soggetto e ancor più nel processo (prodotto in Ghana nella scuola da lui fondata Red Clay) ci impone una riflessione sulla storia e la memoria per affrontare i cambiamenti necessari per superare le ingiustizie del mondo contemporaneo.

La scala, le luci, il pavimento, (Carsten Holler, Sterling Ruby, Piero Golia) elementi strutturali e funzionali dello spazio, sono stati altrettanto coinvolti dal gesto conturbante degli artisti che nell’utilizzo di materiali e tecniche tradizionali, sornionamente si mimetizzano nello spazio previo generare un detournement nello spettatore al momento della loro sperimentazione.

Per approfondire le poetiche dei singoli artisti, insieme alle opere permanenti la mostra presenta anche opere di nuova produzione o concettualmente legate al contesto.

Metafora stessa di Palazzo Diedo che intende guardare al passato per poter interpretare il futuro, Janus unisce artisti di nazionalità e culture diverse ponendosi come ponte tra est e ovest, sud e nord perché nel vedere insieme il prima e il dopo si possa attraversare la soglia che ci porterà dal vecchio al nuovo.

  • Hiroshi Sugimoto Opticks Photo By Alessandra Chemollo

  • Lee Ufan Beyond Venice Response Photo By Alessandra Chemollo

  • Liu Wei Speculation N 2 And Adventure 3 Photo By Alessandra Chemollo

  • Mariko Mori Peace Crystal Model Photo By Massimo Pistore

Artisti

  • Urs Fischer

    Nato nel 1973 a Zurigo, in Svizzera. Vive e lavora a New York, negli Stati Uniti

  • Piero Golia

    Nato nel 1974 a Napoli. Vive e lavora a Los Angeles

  • Carsten Höller

    Nato nel 1961 in Germania. Vive e lavora a Stoccolma, in Svezia e a Biriwa, in Ghana

  • Ibrahim Mahama

    Nato nel 1987 a Tamale, in Ghana. Vive e lavora ad Accra e Tamale, in Ghana

  • Mariko Mori

    Nata nel 1967 a Tokyo, in Giappone. Vive e lavora in Giappone

  • Sterling Ruby

    Nato nel 1972 a Bitburg, in Germania. Vive e lavora a Los Angeles, negli Stati Uniti

  • Jim Shaw

    Nato nel 1952 in Michigan, negli Stati Uniti. Vive e lavora a Los Angeles

  • Hiroshi Sugimoto

    Nato nel 1948 a Tokyo, in Giappone. Vive e lavora a New York, negli Stati Uniti e a Tokyo, in Giappone

  • Aya Takano's fresco Palazzo Diedo

    AYA TAKANO

    Nata nel 1976 a Saitama, in Giappone. Vive e lavora a Kamakura, in Giappone

  • Lee Ufan

    Nato nel 1936 a Kyongnam, in Corea del Sud. Vive e lavora in Giappone

  • Liu Wei

    Nato nel 1972 a Pechino, in Cina. Vive e lavora a Pechino, in Cina

© Massimo Pistore

Rhea Dillon

in collaborazione con The Kitchen

La celebre istituzione culturale interdisciplinare di New York The Kitchen presenta Rhea Dillon (nata nel 1996), l'artista e scrittrice londinese che esamina i modi in cui la Blackness è concettualizzata in una pratica estetica e teorica.

20 x 24 at Diedo

© Massimo Pistore

20 x 24 at Diedo

con la Fondazione Polaroid

Per l'apertura di Palazzo Diedo, la Polaroid Foundation ha invitato gli 11 artisti partecipanti alla mostra inaugurale Janus a creare un'opera originale utilizzando la Polaroid 20×24. La macchina istantanea più grande del mondo è alta quasi due metri, pesa più di 120 kg e produce foto da 20×24 pollici (50×60 cm) con una notevole risoluzione.

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in corso

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Exhibition

JANUS
Urs Fischer
Piero Golia
Carsten Höller
Ibrahim Mahama
Mariko Mori
Sterling Ruby
Jim Shaw
Hiroshi Sugimoto
AYA TAKANO
Lee Ufan
Liu Wei

JANUS
Urs Fischer
Piero Golia
Carsten Höller
Ibrahim Mahama
Mariko Mori
Sterling Ruby
Jim Shaw
Hiroshi Sugimoto
AYA TAKANO
Lee Ufan
Liu Wei

Exhibition

Palazzo Diedo, nuovo spazio dedicato all'arte contemporanea, il più grande a Venezia nell’ultimo decennio, apre al pubblico il 20 aprile 2024 con 11 interventi originali site-specific di altrettanti artisti di fama internazionale: Urs Fischer, Piero Golia, Carsten Höller, Ibrahim Mahama, Mariko Mori, Sterling Ruby, Jim Shaw, Hiroshi Sugimoto, AYA TAKANO, Lee Ufan e Liu Wei.

La mostra, intitolata Janus, e i due progetti speciali, presentati in collaborazione rispettivamente con The Kitchen di New York e con la Polaroid Foundation, riaprono il Palazzo dopo un importante restauro in concomitanza con la 60° Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia 2024.


Gli interventi degli artisti sono stati concepiti in dialogo con l'architettura e le caratteristiche dell'edificio settecentesco realizzato da Andrea Tirali, un tempo sede di una delle più potenti famiglie veneziane e successivamente utilizzato come scuola elementare e come tribunale. Le opere sono ispirate ai mestieri tradizionali legati a Venezia, come gli affreschi, il vetro di Murano, i tessuti preziosi e i pavimenti con il loro tipico design. La mostra prende il nome da Giano (Janus), il dio romano degli inizi, spesso visto con due facce, una che guarda in avanti e l'altra all'indietro, a indicare l'obiettivo della mostra di unire simbolicamente la storia con la contemporaneità.

Janus è la mostra inaugurale di Palazzo Diedo che riunisce undici artisti invitati a creare opere site specific in diretto rapporto con l’architettura e legate all’antica tradizione dei mestieri d’arte di Venezia, come gli affreschi, i teleri, il vetro di Murano, i tessuti preziosi e la decorazione a terrazza dei pavimenti.

La mostra prende il nome da Giano (Janus), tra le divinità più antiche e venerate del Pantheon romano il dio degli inizi e dei passaggi che con la sua classica iconografia bifronte è in grado di guardare contemporaneamente al passato e al futuro. Questa la sfida raccolta dagli artisti nell’affrontare gli spazi settecenteschi del Palazzo e nell’interpretare in chiave contemporanea, ognuno con la propria sensibilità, le preziose tecniche artigianali che hanno reso grande la storia di Venezia.

A partire dall’ingresso trasformato da Liu Wei in un onirico spazio immersivo popolato da animali fantastici, le opere si insinuano in tutti e quattro i piani giocando sulla meraviglia e lo spaesamento o sull’affinità e la mimesi. Agli affreschi e stucchi antichi si alternano soffitti con ludici sfondati pittorici sul cielo e sul mare di Urs Fischer e AYA TAKANO, che in maniera diversa riprendono la storia dell’arte e i simboli dell’iconografia veneziana (rispettivamente la Camera degli Sposi e il Mercante di Venezia), e i “teleri” di Mariko Mori e Hiroshi Sugimoto che aprono lo sguardo sul proprio personalissimo concetto di luce. Dalla pennellata concettuale di Lee Ufan, eseguita con l’antica tecnica dell’affresco a giornate, alla tela riportata di Jim Shaw, di una tale ricchezza di dettagli e simboli da far invidia ai più enigmatici temi allegorici del passato, fino allo stucco di Ibrahim Mahama che nel soggetto e ancor più nel processo (prodotto in Ghana nella scuola da lui fondata Red Clay) ci impone una riflessione sulla storia e la memoria per affrontare i cambiamenti necessari per superare le ingiustizie del mondo contemporaneo.

La scala, le luci, il pavimento, (Carsten Holler, Sterling Ruby, Piero Golia) elementi strutturali e funzionali dello spazio, sono stati altrettanto coinvolti dal gesto conturbante degli artisti che nell’utilizzo di materiali e tecniche tradizionali, sornionamente si mimetizzano nello spazio previo generare un detournement nello spettatore al momento della loro sperimentazione.

Per approfondire le poetiche dei singoli artisti, insieme alle opere permanenti la mostra presenta anche opere di nuova produzione o concettualmente legate al contesto.

Metafora stessa di Palazzo Diedo che intende guardare al passato per poter interpretare il futuro, Janus unisce artisti di nazionalità e culture diverse ponendosi come ponte tra est e ovest, sud e nord perché nel vedere insieme il prima e il dopo si possa attraversare la soglia che ci porterà dal vecchio al nuovo.

Artisti

  • Urs Fischer

    Nato nel 1973 a Zurigo, in Svizzera. Vive e lavora a New York, negli Stati Uniti

  • Piero Golia

    Nato nel 1974 a Napoli. Vive e lavora a Los Angeles

  • Carsten Höller

    Nato nel 1961 in Germania. Vive e lavora a Stoccolma, in Svezia e a Biriwa, in Ghana

  • Ibrahim Mahama

    Nato nel 1987 a Tamale, in Ghana. Vive e lavora ad Accra e Tamale, in Ghana

  • Mariko Mori

    Nata nel 1967 a Tokyo, in Giappone. Vive e lavora in Giappone

  • Sterling Ruby

    Nato nel 1972 a Bitburg, in Germania. Vive e lavora a Los Angeles, negli Stati Uniti

  • Jim Shaw

    Nato nel 1952 in Michigan, negli Stati Uniti. Vive e lavora a Los Angeles

  • Hiroshi Sugimoto

    Nato nel 1948 a Tokyo, in Giappone. Vive e lavora a New York, negli Stati Uniti e a Tokyo, in Giappone

  • Aya Takano's fresco Palazzo Diedo

    AYA TAKANO

    Nata nel 1976 a Saitama, in Giappone. Vive e lavora a Kamakura, in Giappone

  • Lee Ufan

    Nato nel 1936 a Kyongnam, in Corea del Sud. Vive e lavora in Giappone

  • Liu Wei

    Nato nel 1972 a Pechino, in Cina. Vive e lavora a Pechino, in Cina

temporanei

Progetti Speciali

© Massimo Pistore

Rhea Dillon

in collaborazione con The Kitchen

La celebre istituzione culturale interdisciplinare di New York The Kitchen presenta Rhea Dillon (nata nel 1996), l'artista e scrittrice londinese che esamina i modi in cui la Blackness è concettualizzata in una pratica estetica e teorica.

20 x 24 at Diedo

© Massimo Pistore

20 x 24 at Diedo

con la Fondazione Polaroid

Per l'apertura di Palazzo Diedo, la Polaroid Foundation ha invitato gli 11 artisti partecipanti alla mostra inaugurale Janus a creare un'opera originale utilizzando la Polaroid 20×24. La macchina istantanea più grande del mondo è alta quasi due metri, pesa più di 120 kg e produce foto da 20×24 pollici (50×60 cm) con una notevole risoluzione.

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About ita

CHI SIAMO

Berggruen Arts & Culture

Foto di Alessandra Chemollo

Istituito da Berggruen Arts & Culture, fondazione benefica creata dal collezionista e filantropo Nicolas Berggruen, Palazzo Diedo si propone di approfondire il legame tra l'arte contemporanea e il passato, e tra l'Oriente e l’Occidente. Ospiterà residenze d'artista, mostre, eventi, film e performance su cinque diversi livelli con una superficie totale di 4.000 metri quadrati.


Nel 2021, Nicolas Berggruen ha acquisito anche la Casa dei Tre Oci, a Venezia, per farne il centro europeo del Berggruen Institute, una casa delle idee e un luogo di dialogo globale che avrà un programma internazionale di summit, workshop, simposi e mostre.

Palazzo Diedo

  • Palazzo Diedo ©Matteo Catania Hubove Studio_38

    Palazzo Diedo ©Matteo Catania Hubove Studio_38

  • Palazzo Diedo ©Matteo Catania Hubove Studio_38

    Palazzo Diedo ©Matteo Catania Hubove Studio_38

  • Palazzo Diedo ©Matteo Catania Hubove

    Palazzo Diedo ©Matteo Catania Hubove

  • Palazzo Diedo ©Matteo Catania Hubove Studio_38

    Palazzo Diedo ©Matteo Catania Hubove Studio_38

Il Palazzo riapre le porte dopo oltre due anni di restauro che hanno riportato allo splendore i monumentali spazi decorati con affreschi e stucchi del ‘700 e ‘800 dopo un lungo abbandono.

Costruito nella seconda metà del XVIII secolo su progetto dell’architetto Andrea Tirali come residenza dell’importante famiglia Diedo, il Palazzo affacciato sul Rio della Maddalena si sviluppa su cinque livelli, con una superficie totale di circa 4.000 metri quadrati, due piani nobili, un mezzanino e un’ampia mansarda che sarà dedicata alle residenze di artisti.

Con un numero incredibile di finestre che accolgono la calda luce della laguna su tutti i lati, il Palazzo presenta notevoli elementi decorativi a partire dal Piano Terra che con la sua altezza di 8 metri presenta due portali, che costituivano una originale composizione a croce latina, sovrastati da una trabeazione a fasce e da un piccolo timpano centrale con figure in gesso. Il mezzanino conserva decori con stucchi monocromi e colori pastello, cornici a motivi floreali e medaglioni con ritratti. Prezioso è soprattutto l’apparato decorativo dei soffitti delle sale del Primo Piano con un ciclo pittorico realizzato da Francesco Fontebasso dipinto nel 1765 con temi allegorico-mitologici, e uno lievemente più tardo attribuito a Costantino Cedini eseguito per celebrare le nozze di Antonio Diedo, futuro segretario perpetuo della nuova Accademia di Belle Arti con Lucrezia Adriana Nani avvenute nel 1795. In fine, il secondo Piano Nobile, in futuro destinato ai laboratori d’artista, presenta nel solo portego centrale sei grandi affreschi di Capricci romani monocromi.

A seguito del fallimento della famiglia Diedo il Palazzo fu acquistato dal Comune di Venezia nel 1889 destinato alla funzione di scuola elementare, il cui ricordo è ancora vivido nella memoria dei veneziani, e successivamente divenne sede del Tribunale di Sorveglianza.

Dopo un decennio di abbandono, oggi Palazzo Diedo mira ad essere un organo attivo nel ricco tessuto cittadino ospitando installazioni permanenti create appositamente per i suoi spazi, oltre ad eventi performance, simposi e proiezioni. A partire dal 2026 ospiterà un programma di residenze d’artista per la promozione della creazione artistica a Venezia in diretta collaborazione con artigiani specializzati nelle diverse tecniche della tradizione locale come il vetro, la costruzione navale, i tessuti, la ceramica e la porcellana, la forgiatura del ferro.

Opere Site-Specific

Palazzo Diedo inaugura al pubblico nell'aprile 2024 con la mostra JANUS, che presenta 11 interventi originali site-specific e permanenti di altrettanti artisti di fama internazionale: Urs Fischer, Piero Golia, Carsten Höller, Ibrahim Mahama, Mariko Mori, Sterling Ruby, Jim Shaw, Hiroshi Sugimoto, AYA TAKANO, Lee Ufan e Liu Wei.
 

 

Gli interventi degli artisti sono stati concepiti in dialogo con l'architettura e le caratteristiche dell'edificio settecentesco realizzato da Andrea Tirali, un tempo sede di una delle più potenti famiglie veneziane e successivamente utilizzato come scuola elementare e come tribunale. Le opere sono ispirate ai mestieri tradizionali legati a Venezia, come gli affreschi, il vetro di Murano, i tessuti preziosi e i pavimenti con il loro tipico design. 
 

 

Nel 2025 il Palazzo si arricchisce di una nuova opera site-specific, l'installazione in vetro di Murano di Marcantonio Brandolini d'Adda che va a completare e ornare l'ultimo camino rimasto di Palazzo Diedo.
  • Palazzo Diedo Sito ©Matteo Catania - Hubove Studio-18

    Urs Fischer

    Good Luck Peanuts

    Foto di Matteo Catania 

  • Piero Golia

    Untitled (Floor)

    Foto di Filippo Rossi / Marco Cappelletti Studio

  • Carsten Höller - Doubt Staircase - Palazzo Diedo

    Carsten Höller

    Scala del dubbio

    Foto di Massimo Pistore

  • Ibrahim Mahama, Three Little Birds,  Photo by Massimo Pistore

    Ibrahim Mahama

    Three Little Birds

    Foto di Massimo Pistore

  • Mariko Mori

    Great Light

    Foto di Matteo Catania

  • Philippe Parreno

    The Diambulist Humself

    Foto di Joan Porcel Studio 

  • Sterling Ruby

    Lantern (3)

    Foto di Massimo Pistore

  • Jim Shaw, The Alexander Romances, Photo by Massimo Pistore

    Jim Shaw

    The Alexander Romances

    Foto di Massimo Pistore

  • Hiroshi Sugimoto, Enlightning, Photo by Massimo Pistore

    Hiroshi Sugimoto

    Enlightning

    Foto di Massimo Pistore

  • AYA TAKANO, Untitled, Photo by Massimo Pistore

    AYA TAKANO

    Untitled

    Foto di Massimo Pistore

  • Lee Ufan, Response, Photo by Massimo Pistore

    Lee Ufan

    Response

    Foto di Massimo Pistore

  • Liu Wei, Throw a Dice, Photo by Massimo Pistore

    Liu Wei

    Throw a Dice

    Foto di Massimo Pistore

Staff

  • Direct -  Mario Codognato

    Mario Codognato

    direttore

  • Curator - Adriana Rispoli

    Adriana Rispoli

    curatrice

  • Silvio Fassi

    architetto

  • Pietro Lunetta

    producer

  • Cecilia Belis

    COORDINATRICE

Mario Codognato, Direttore, Berggruen Arts & Culture

Mario Codognato è stato, sin dalla sua fondazione nel 2005, curatore capo del MADRE, il nuovo museo d'arte contemporanea di Napoli, dove ha curato, tra le altre, le retrospettive dell'opera di Jannis Kounellis (2006), Rachel Whiteread (2007), Thomas Struth (2008) e Franz West (2010).

In precedenza ha lavorato al progetto di arte contemporanea presso il Museo Archeologico di Napoli, dove ha curato le mostre di Francesco Clemente (2002), Jeff Koons (2003), Anish Kapoor (2003), Richard Serra (2004), Anselm Kiefer (2004) e la prima retrospettiva museale in assoluto di Damien Hirst (2004).

Dal 1999 ha curato progetti pubblici site-specific per Piazza Plebiscito a Napoli, tra cui Robert Rauschenberg (1999), Joseph Kosuth (2001), Sol Lewitt (2005), Jenny Holzer (2006), Jan Fabre (2008) e Carsten Nicolai (2009). Ha curato mostre per altre istituzioni e scritto i saggi dei relativi cataloghi sull'opera di Alighiero Boetti (1992 e 1999), Richard Long (1994 e 1997), Gilbert & George (1998), Jan Fabre (1999), Brice Marden (2001), Wolfgang Laib (2005), Candida Hoeffer (2013), Douglas Gordon (2017) ed Ed Ruscha (2019). Ha curato diverse mostre tematiche, tra cui Barock al MADRE nel 2009 e Fragile? presso la Fondazione Cini a Venezia nel 2013.

Dal 2014 al 2016 è stato curatore capo presso il 21er Haus del Belvedere a Vienna, dove ha curato, tra le altre, le retrospettive di Olafur Eliasson, Tomas Saraceno e Sterling Ruby, e la mostra "Sleepless" sulla storia e il ruolo del letto nell'arte. Tra i progetti più recenti figurano Anish Kapoor al Macro di Roma (2017), Damien Hirst a Houghton Hall nel Norfolk (2018) e alla Galleria Borghese di Roma (2021) e Georg Baselitz al Museo Palazzo Grimani a Venezia (2021).

Dal 2016 è direttore della Anish Kapoor Foundation e dal 2022 della Berggruen Arts & Culture Foundation. Co-curerà nel 2024 con Gary Garrels la mostra antologica di Willem de Kooning alle Gallerie dell'Accademia di Venezia durante la prossima Biennale d'Arte.

Adriana Rispoli, Curatrice, Berggruen Arts & Culture

Adriana Rispoli PhD è storica dell'arte e curatrice la cui pratica si concentra sullo spazio pubblico, sugli interventi site-specific e sul discorso ambientale.

Ha precedentemente ricoperto il ruolo di curatrice presso il Museo Madre di Napoli e ha sviluppato mostre e progetti interdisciplinari con importanti istituzioni italiane e internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e il Ministero italiano degli Affari Esteri. Le sue collaborazioni si sono estese a istituzioni quali il Capodimonte Museum; Fondazione Morra; Museo Pignatelli di Napoli; il Parco Archeologico di Paestum; il Museo d'Orsay; Aarhus; il Belgrade Cultural Center; il Museo d'Arte Contemporanea di Zagabria; lo Zoma Museum di Addis Abeba; PiST di Istanbul; e la Townhouse Gallery del Cairo.

Ha curato numerose pubblicazioni e scritto saggi per cataloghi di mostre ed è cultore della materia in Teoria della Critica Arte e in Teoria del Museo e delle Esposizioni presso l'Università di Salerno.

Silvio Fassi, Architetto, Berggruen Arts & Culture

Silvio Fassi si è laureato in architettura presso lo IUAV di Venezia nel 1993 e si è formato presso lo studio di Vittorio Gregotti, prima a Lisbona, partecipando all'Expo98 e a vari progetti di ristrutturazione e nuova costruzione, e poi a Milano, collaborando con Pierluigi Cerri a numerosi progetti di architettura d'interni e allestimento.

Nell'area della laguna veneta ha diretto numerosi progetti di restauro, ristrutturazione e rigenerazione urbana, tra cui: la colonia marina Enel agli Alberoni, casa Coin a Santa Sofia sul Canal Grande, il Parco Scientifico e Tecnologico Vega a Porto Marghera (Vega 2 e Vega 3), la ristrutturazione del cinema Rossini.

I progetti in corso più significativi sono la rigenerazione urbana di una vasta area a Porto Marghera (Officine Galileo, Ferriera Preo e Molo di Venezia), Ca' Diedo da le Oche a Venezia, Ca' Diedo a Santa Fosca e Casa dei Tre Oci alla Giudecca.

Pietro Lunetta, Producer, Berggruen Arts & Culture

Nato a Venezia nel 1972, sebbene destinato ad altre attività, è diventato designer dopo aver scoperto il proprio talento creativo vedendo il successo delle sue creazioni, inizialmente ideate per divertimento. Le sue naturali capacità di designer gli hanno permesso, ad esempio, di vedere una sua lampada realizzata e messa immediatamente in produzione da Nemo Italiana Luce nel 1996. Pietro si è formato e ha collaborato con lo studio di Aldo Cibic nel 1999, svolgendo contemporaneamente progetti di design per altre aziende e mostre di design, tra cui Leucos, Andromeda, EaTable Glass, Oltrelaguna, Fusion, Museo del Vetro di Murano, Aperto Vetro 1998. Il suo approccio al design è sofisticato, con la giusta dose di vivacità, racchiuso tuttavia in uno stile semplice, funzionale e pratico. La sua predilezione per ripensare oggetti ordinari, o forme classiche in un nuovo contesto, creando esperienze sorprendenti e amplificando la percezione per estenderne l'uso mantenendo un notevole livello di qualità, non è il risultato di un'ideologia o di un processo di recupero, ma piuttosto un modo per sovvertire le aspettative.

Nel 2005 Pietro ha co-fondato Façon de Venise, disegnando la prima collezione di lampadari da esterno in gomma. Nel 2009 ha iniziato una collaborazione con Fortuny, la celebre fabbrica di tessuti stampati, assumendone in seguito la direzione artistica fino al 2017.

Nel 2018 ha avviato il progetto Homer. Ricopre ruoli multidisciplinari, dal design di prodotto alla direzione artistica. È inoltre Producer per Palazzo Diedo Berggruen Arts & Culture dal 2023.

Cecilia Belis, Coordinator, Berggruen Arts & Culture

Cecilia Belis ha conseguito una laurea in lingua e letteratura araba presso la University of St Andrews (Regno Unito) per poi dedicarsi allo studio della storia dell’arte dell’area MENA con un Master alla SOAS di Londra. Arrivata a Venezia nel 2021, matura esperienza sia in ambito commerciale come assistente di galleria, sia lavorando che in contesti espositivi, tra cui La Biennale di Venezia, per poi approdare nel Dipartimento Membership della Collezione Peggy Guggenheim.

Oggi Cecilia segue da diverse sfaccettature i progetti e le attività di Palazzo Diedo – Berggruen Arts & Culture, occupandosi di comunicazione e promozione, coordinamento delle fasi operative e assistenza alla Direzione.

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Palazzo Diedo - Berggruen Arts & Culture

La nuova sede a Venezia

In corso a Palazzo Diedo

STRANGE RULES

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Venezia

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Venezia

Eventi

An Unfinsihed Conversation

PALAZZO DIEDO

28 OTTOBRE 2026

In corso alla Casa dei Tre Oci

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Joseph Kosuth

Casa dei Tre Oci - Berggruen Institute Europe

Venezia

Opere site-specific

  • Carsten Höller, Scala del dubbio/Doubt Staircase

    Carsten Höller, Scala del dubbio

  • Hiroshi Sugimoto, Enlightning, 2024

    Hiroshi Sugimoto, Enlightning

  • Liu Wei, Throw a Dice, 2023 - 2024

    Liu Wei, Throw a Dice

  • Mariko Mori, Great Light, 2024

    Mariko Mori, Great Light

  • Sterling Ruby, Lantern

    Sterling Ruby, Lantern

  • AYA TAKANO, Happy and joyous days, 2024

    6 AYA TAKANO, Happy and joyous days

  • Ibrahim Mahama, Three Little Birds, 2023

    Ibrahim Mahama, Three Little Birds

  • Urs Fischer, Good Luck Peanuts

    Urs Fischer, Good Luck Peanuts

  • Jim Shaw, The Alexander Romances (dettaglio/detail)

    Jim Shaw, The Alexander Romances (dettaglio)

  • Lee Ufan, Beyond Venice Relatum The Notion of Stone

    Lee Ufan, Response

  • Piero Golia, Untitled

    Piero Golia, Untitled

Ad aprile 2024, Palazzo Diedo ha aperto le sue porte al pubblico con la mostra JANUS, che presenta 11 interventi permanenti originali realizzati da 11 artisti di fama internazionale: Urs Fischer, Piero Golia, Carsten Höller, Ibrahim Mahama, Mariko Mori, Sterling Ruby, Jim Shaw, Hiroshi Sugimoto, AYA TAKANO, Lee Ufan e Liu Wei.

I contributi degli artisti sono stati concepiti in risposta all'architettura e alle caratteristiche originali dell'edificio del XVIII secolo progettato dall'architetto Andrea Tirali, un tempo dimora di una delle famiglie più potenti di Venezia e successivamente sede di una scuola primaria e di un tribunale. Le opere si ispirano ai mestieri tradizionali legati a Venezia, come gli affreschi, il vetro di Murano, i tessuti preziosi e la pavimentazione veneziana.

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30121 Venezia