
Unfinished
Ceal Floyer
Ann Gallagher e Jonathan Watkins
Palazzo Diedo - Berggruen Arts & Culture Venice
4 maggio - 22 novembre 2026
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Berggruen Arts & Culture presenta la mostra Unfinished dell'artista britannica Ceal Floyer, scomparsa nel dicembre 2025.
Composta da video, fotografia, installazioni sonore, ready-made e sculture, la mostra rispecchia la poetica di Floyer che impiega spesso un umorismo derivante da slittamenti del punto di vista, giochi di parole, doppi sensi e un'interpretazione paradossale del quotidiano. Con accenni di assurdità, il suo lavoro trasmette la vitale possibilità di creatività in ogni situazione.
Ceal Floyer è stata una delle artiste concettuali più importanti della sua generazione, celebre per il suo umorismo sintetico e per un linguaggio visivo profondamente sobrio. Le sue opere sono brillantemente creative, intrise di un’intelligenza affilata, di uno spirito asciutto e di una grande acutezza visiva. Nata a Karachi nel 1968, Floyer ha trascorso parte dell’infanzia tra Sydney e Rabat prima che la sua famiglia si stabilisse in Inghilterra. Ha studiato al Goldsmiths College di Londra tra il 1991 e il 1994, anni intensi per i Young British Artists (YBA), venendo notata da critici e curatori autorevoli ancora prima di conseguire il diploma.
L’artista ha partecipato all’importante mostra collettiva General Release, organizzata dal British Council per la Biennale di Venezia del 1995. In quell’occasione espose Unfinished (1995), una proiezione video ravvicinata in loop di qualcuno che ruota i pollici l’uno sull’altro. La mostra prende il titolo proprio da Unfinished, riportando l’opera a Venezia dopo oltre trent’anni.
La prima opera in mostra, ‘Til I Get It Right (2005), è un lavoro sonoro che riproduce un verso della celebre canzone country di Tammy Wynette, “I’ll just keep on … ‘til I get it right”, da cui sono state eliminate le parole “falling in love”, riprodotte in un loop ripetitivo. Tra gli altri lavori iconici figura Bucket (1999), in cui un lettore CD emette il suono di una goccia d’acqua che cade ogni pochi secondi. Again and Again (2012) nasce invece dal gesto di Floyer di scrivere a mano la parola “Again” più e più volte, l’una sull’altra, fino a renderla illeggibile. In un’opera complementare, Ink on Paper (2010), il processo prevedeva il fissaggio di pennarelli a punta di feltro in posizione verticale su fogli di carta assorbente fino al totale esaurimento dell’inchiostro, creando una serie di macchie la cui gamma cromatica era determinata dal numero di penne contenute nella confezione acquistata. Come osservato da Floyer, «il risultato è qualcosa di effettivamente piuttosto bello (il che all’inizio mi ha lasciata un po’ allarmata) e per me va bene così, perché riesce a rimanere fedele alle origini concettuali del lavoro».
L’uso del colore è piuttosto insolito per Floyer, più nota infatti per lavori come Monochrome Till Receipt (White) (1999) in cui espone articoli bianchi acquistati al supermercato e in cui fonde l’esperienza quotidiana del mondo reale con l’idea di un’astrazione modernista portata all’estremo. Allo stesso modo, lo schermo video bianco di Blind (1997) sembra essere un omaggio al cinema strutturalista-materialista degli anni Sessanta e Settanta, per poi rivelarsi invece la ripresa di una tenda a rullo che si muove davanti a una finestra.
Blind coinvolge quel tipo di gioco di parole ricorrente in tutta l’opera di Floyer. Half Empty e Half Full (1999), due fotografie identiche di un bicchiere riempito d’acqua a metà, fanno riferimento all’espressione che definisce l’ottimismo e il pessimismo. Invece Light Switch (1992), l’opera più datata in mostra, proietta l’immagine a grandezza naturale di un interruttore della luce direttamente su una parete. Uno dei suoi lavori più recenti e toccanti, 644 (2025), una fotografia a colori, ritrae pecore al pascolo in un paesaggio collinare. Su ognuna è sovrapposto un numero da 1 a 644 in un font semplice, ricordandoci il conteggio che venivamo incoraggiati a fare da bambini per scivolare nel sonno.
La mostra è supportata da Esther Schipper e Lisson Gallery.