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Lawrence Abu Hamdan

Waterfalls

2026

Waterfalls esplora una tecnologia emergente di intelligenza artificiale utilizzata nei call center. Questo sistema viene impiegato per filtrare e modificare le voci in tempo reale, con l’obiettivo di “chiarire” gli operatori offshore provenienti da India, Haiti, Filippine e Pakistan. La tecnologia elimina gli accenti dei dipendenti dei call center e li sostituisce con una “voce senza luogo”, nel nome del miglioramento della soddisfazione dei clienti e delle metriche di vendita.

Questa tecnologia nasce dalle frustrazioni del Nord globale, dove i consumatori interagiscono sempre più spesso con lavoratori del Sud globale dopo che le grandi aziende hanno esternalizzato le reti di comunicazione verso regioni caratterizzate da costi del lavoro inferiori. Il sistema cerca di aggirare la xenofonia, ovvero la paura o l’avversione irrazionale verso chi parla in modo diverso da noi. In questo caso l’automazione non sostituisce il lavoro umano, ma priva le persone della propria voce, alienandole da essa.

Partendo da campioni online che dimostrano il funzionamento di questo strumento, Lawrence Abu Hamdan e i suoi collaboratori di Earshot hanno ricostruito il funzionamento dell’algoritmo per riportare alla luce le voci originali nascoste sotto la “correzione”. Attraverso il suono e quattro opere scultoree, Abu Hamdan rende tangibile questa ricerca. Una composizione sonora computazionale in continua evoluzione mette in relazione, sul diffusore sinistro, i fonemi e le frasi originali degli operatori e, su quello destro, le rispettive versioni “chiarite” dall’intelligenza artificiale.

I quattro spettrogrammi stampati in 3D rappresentano rispettivamente i dialetti di India, Haiti, Filippine e Pakistan. Queste forme topografiche visualizzano il comportamento del suono nello spettro delle frequenze attraverso una tecnica chiamata appunto “waterfall”. Il metodo trasforma il suono in paesaggio e, in questo lavoro, presenta l’accento come un luogo fisico. La luce che attraversa la resina rivela la voce originale e non modificata dell’operatore, mentre le parti scure mostrano il segnale artificiale generato dall’intelligenza artificiale.

Sebbene la tecnologia venga commercializzata come uno strumento di “attenuazione dell’accento”, volto a rendere più fluide le interazioni nelle reti globalizzate del commercio, l’opera di Abu Hamdan mette in discussione questa narrazione. Mostrando come l’intelligenza artificiale amplifichi le consonanti trasformandole in picchi pronunciati e tagli le vocali riducendone l’ondulazione naturale, il lavoro cerca di rendere visibile, anziché occultare, la catena globale di lavoro e produzione che si cela dietro ogni voce.

    Foto di Joan Porcel Studio 

    Palazzo Diedo
    Berggruen
    Arts & Culture

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